martedì 24 Maggio 2022
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    Finestra sul mondo

    Pubblicato il 17 maggio il nuovo articolo N. 21 Una nuova rubrica sul sito

    La pandemia covid ha rappresentato uno shock per le economie e le società di tutto il mondo, e per le loro relazioni, il cui equilibrio era tutt’altro che stabile quanto meno dal 2008. Questo nuovo contesto ha dato vita a un dibattito internazionale acceso e ricco di contenuti sulle prospettive dell’economia mondiale, e sull’opportunità che qualcosa o molto cambi affinché il benessere e la libertà fin qui conquistate siano garantite e possano risultare meglio distribuite tra chi vive oggi e vivrà domani. Essere consapevoli di questo dibattito è importante sia per aggiornare la cultura collettiva di chi insegna sia per dare spunti di grande attualità alla didattica.

    In questa rubrica saranno riportati settimanalmente alcuni contributi – inevitabilmente pochissimi -, selezionati da fonti molto diverse come le istituzioni internazionali, ad esempio l’International Monetary Fund, o le riviste o i think-tank, o altro. Si tratterà di documenti ( o di loro parti ), o di brevi articoli o commenti. Questo materiale talvolta sarà riportato direttamente, ma il più delle volte di esso sarà indicato l’indirizzo su internet, dove sono recuperabili. I temi discussi sono soprattutto economici, ma non necessariamente. L’economia infatti è solo parte, per quanto importante, di quel complicato e mutevole disegno che è l’organizzazione internazionale dell’economia, della società e della politica. Gli scritti riportati hanno la comune caratteristica di essere stati elaborati da istituzione o da personaggi molto qualificati e autorevoli. Sono scritti per lo più in inglese, che è la lingua con cui ci si connette internazionalmente. Il loro linguaggio e contenuto saranno talvolta semplici e altre più complessi, ma non presenteranno mai difficoltà di tipo analitico ( ossia espressioni matematiche non elementari ).

    Francesco Silva

    Articolo 21

    Le Banche Centrali ( FED, BCE, BOJ, etc.), alle quali ormai da tempo spetta la maggiore responsabilità di guida delle economie nazionali tra la crescita stabile e l’inflazione, si trovano oggi di fronte a una scelta difficile: l’inflazione cresce forte e per porvi un freno dovrebbero aumentare progressivamente i tassi d’interesse, azione a cui seguirebbe solo nel medio periodo un rallentamento dell’inflazione, ma nel breve un rallentamento della crescita e un aumento della disoccupazione. Le economie entrerebbero pertanto in uno stato di stagflazione, i cui costi sono stati già sperimentati negli anni ’70. C’è quindi chi le criticano perchè hanno atteso troppo nel dare avvio all’aumento dei tassi d’interesse, che peraltro la BCE non ha ancora attivato. C’è chi dice che il forte aumento dei prezzi fosse prevedibile e proprio per questo motivo l’azione delle banche centrali è tardiva. In effetti tale aumento era nelle cose molto probabili ( vedi al riguardo quanto scritto su sito AEEE nel 2020 FABIO RIESCI A RECUPERARE IL RIFERIMENTO AL LUNGO MIO SCRITTO IN TRE PUNTATE CHE AVEVAMO MESSO SUL SITO E INSERIRE TALE RIFERIMENTO QUI ?- ). Le Banche centrali, e in particolare la BCE, si erano professate assai ottimiste sulla presunta natura temporanea dell’inflazione. Questo atteggiamento era però anche piuttosto comprensibile perché un semplice segnale di dubbio da parte della banca centrale avrebbe dovuto essere subito seguito da un aumento dell’interesse, pena la credibilità della banca centrale.
    L’articolo di K. Rogoff, autorevole professore di Economics and Public Policy ad Harvard, si riferisce proprio a questo aspetto della politica monetaria, per quanto riguarda gli Stati Uniti e la FED: quale è il grado di autonomia effettiva della FED rispetto al Congresso e al  Governo? Posto in altri termini, il quesito è: a chi spetta effettivamente la scelta tra inflazione e crescita, che ha un’intrinseca natura “politica”? Forse è più facile criticare che capire.

    Articolo 20

    La guerra ucraina e le sue conseguenze ( rallentamento della crescita e aumento della spesa pubblica ) riportano all’attualità il problema del debito pubblico in Italia. 
    Lo scritto allegato spiega perchè e traccia una rapida storia del debito pubblico italiano a partire dall’Unità d’Italia.

    Articolo 19

    S. Srivastava, associated professor di Political Science alla Purdue University (USA) ha pubblicato sul sito Promarket la sintesi di un suo lavoro CorporateSovereigns and the Emergence of State Sovereignty: A Closer Look at the East India Compny. E’ una ricerca storica che esamina e interpreta l’evoluzione istituzionale della English East India Company in Gran Bretagna a partire dal ‘600. racconta di un passato lontano, che tuttavia offre spunti per l’ attualità.

    Quando a partire dalla metà del ‘500 l’Europa capì che il mondo si estendeva al di là dei propri confini e comprese quali grandi vantaggi avrebbe tratto dal commercio con i nuovi territori, per svilupparlo diede vita a nuovi strumenti istituzionali. Nacquero così le chartered company ( Compagnie commerciali privilegiate ), società private la cui esistenza e limiti, e il cui monopolio erano garantito dallo stato. Questa innovazione riguardò non solo l’ Inghilterra ( Russia company, English East India company, Virginia company, Royal African company – alla quale era delegato il commercio degli schiavi tra Africa e colonie inglesi), ma anche l’Olanda, la Germania, il Canada, etc. Tra queste la società che ebbe vita più lunga e prospera fu la English East India company

    S. Srivastava spiega come nel corso del ‘700 questa si emancipò dal controllo statale, si rafforzò enormemente dal punto di vista economico, politico, e militare. Vi furono momenti in cui il suo esercito era più forte di quello nazionale. Per lungo periodo determinò la politica britannica in India e nei paesi limitrofi, tra cui la Cina. A fine ‘700 ebbe problemi economici e lentamente lo stato ne riprese il controllo, cosa che avvenne in via definitiva nella seconda metà dell’ ’800, in concomitanza con il consolidamento dell’egemonia coloniale del Regno Unito nel mondo. L’autrice in particolare esamina l’evoluzione dei rapporti istituzionali tra questa compagnia e stato, su come i suoi interessi condizionarono per un lungo periodo la politica coloniale inglese, e come alla fine lo stato riprese il controllo della propria politica.

    Questa narrazione storica getta luce sull’attualità. Soprattutto in tempi di globalizzazione, ma anche prima,  la politica commerciale – e internazionale – degli Stati Uniti e successivamente della Cina, è guidata o comunque molto influenzata dagli interessi di grandi gruppi privati o pubblici. Vi è stata anche la privatizzazione di forze militari. Non è  solo il caso di questi due paesi, come insegna la storia recente di molti altri paesi europei e asiatici. E’ questo un tema storico che si presta anche a essere utilizzato sul piano didattico, parlando di imprese, di commercio internazionale e di storia tout court. 

    Articolo 18

    La pubblicazione contiene i risultati di una ricerca della Brookings Institution, una delle più reputate istituzioni statunitensi, attenta a problemi economici e sociali, con attenzione primaria agli Stati Uniti. E’ ricca di informazioni sull’andamento dei profitti, dei salari nelle maggiori corporation statunitensi. La ricerca evidenzia in modo eclatante come i veri beneficiari della crescita degli ultimi decenni siano stati quasi esclusivamente i percettori di profitto e i lavoratori più qualificati, ossia una minoranza assoluta di soggetti. Emerge anche come le corporation che hanno maggiormente beneficiato della crescita dei profitti molto raramente hanno cercato di seguire una politica salariale coerente con i successi ottenuti.Una sintesi molto precisa del lungo contenuto della pubblicazione è contenuta nelle prime pagine ( Executive summary ). Inoltre i grafici raccontano in modo compatto ed evidente il contenuto dello studio.

    Articolo 17

    Il breve documento qui presentato è una sintetica analisi fatta dal Fondo Monetario INternazionale (IMF) sull’impatto che ha ed avrà la guerra combattuta in Ucraina sulla crescita e sull’inflazione nel mondo, diviso in più aree. L’analisi conferma che chi più ne subisce i costi, sia in termini di crescita che di inflazione, sono i paesi più poveri. Questo d’altra parte è anche quanto avviene all’interno di ogni paese, tra cui l’Italia. 

    Articolo 16

    Negli ultimi due anni la politica di approvvigionamento di prodotti energetici da parte dell’Europa e dell’Italia in particolare ha improvvisamente dovuto urgentemente prendere in considerazione due nuovi obiettivi: 1) sostituire fonti che contribuiscono al riscaldamento atmosferico ( carbone, petrolio, gas, etc,. ) con fonti alternative ( eolico, solare, etc.); 2) ridurre e superare la dipendenza dall’importazione di gas dalla Russia. Di per sé i due obiettivi potrebbero portare a una politica che soddisfa i due obiettivi, ossia quello di ridurre l’import di gas dalla Russia e sostituirlo con fonti alternative. L’articolo che segue indaga su alcune delle difficoltà che si frappongono a questa scelta. 

    Articolo 15

    Questo articolo è stato pubblicato dalla Breugel Organization, un Think tank europeo che segue temi politici ed economici. Offre suggerimenti per una politica fiscale mirata alla riduzione dell’indebitamento pubblico nei paesi europei. L’articolo utilizza un modello matematico non complesso e di comune uso , che aiuta a capire come interagiscono le variabili debito pubblico, PIL, e interessi nel determinare la dinamica del rapporto debito/PIL. Il testo contiene anche una serie di tabelle e grafici che danno un’immediata idea della dimensione dei problemi esaminati.

    https://www.bruegel.org/2021/11/fiscal-arithmetic-and-risk-of-sovereign-insolvency/

    Articolo 14

    Questo breve commento pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale offre una valutazione degli effetti che la crisi ucraina potrebbe avere sulle varie aree dell’economia mondiale, a partire dagli effetti sull’aumento dei prezzi delle materie prime.

    Articolo 13

    Questo breve articolo pubblicato dal FMI mostra gli effetti della pandemia covid e dell’inflazione sull’industria manifatturiera di alcuni paesi europei. Mostra che i sistemi più forti, ma rigidi, come quello tedesco, patiscono queste situazioni d’incertezza più di altri, come l’Italia, più deboli ma flessibili. E’ una costatazione che ha un senso anche più ampio

    https://content.govdelivery.com/accounts/USIMF/bulletins/30b0c98

    Articolo 12

    Prezzo dell’energia una crisi diversa dalle altre

    Gli autori Marzio Galeotti ( Università di Milano ) e Alessandro Lanza (Direttore Fondazione ENI Enrico Mattei) affermano che la crisi energetica di oggi sembra diversa da quelle del passato. A determinarla contribuiscono vari fattori, dalle mire imperiali russe alla transizione energetica cinese. Superarla richiede un sempre maggiore coordinamento, almeno a livello europeo.

    L’articolo, recentemente pubblicato su lavoce.info, tratta della recente impennata dei prezzi dei prodotti energetici (petrolio, metano in particolare), e ne spiega le specifiche cause e caratteristiche. Va ricordato che l’aumento di questi prezzi è la causa primaria della vampata inflazionistica degli ultimi mesi. Un tema di grandissima attualità, che può essere sviluppato in diverse direzioni.

    Articolo 11

    Economia | Inflazione, i conti sul retro della busta

    In questo breve ma denso articolo Andrea Boitani, dell’Università Cattolica di Milano, tratteggia la situazione dell’inflazione nei paesi europei, così come calcolata dalla BCE. Ma come mettere sotto controllo i prezzi? Quali politiche monetarie adottare? La risposta apre  riflessioni utili per le classi e i docenti.

    Articoli 9 e 10

    Era plausibile prevedere che la politica di grande espansione monetaria – seguita negli USA e in Europa dopo le crisi finanziaria del 2008 e quella pandemica del 2020 – sarebbe sfociata in un processo inflazionistico, più o meno rapido e diffuso. Questo è avvenuto e non si prevede che sia un fenomeno capace di spegnersi senza intervento esterno. Ora i veri “padroni” della politica economica, ossia le banche centrali, si pongono di fronte all’inflazione con posizioni diverse: più anti inflazionistica è la posizione della FED, più cauta quella della BCE, condizionata dal fatto che sia il processo inflazionistico sia i debiti pubblici hanno nei vari paesi dell’UE un peso assai diverso.

    Articolo 10

    Fed pronta alla “normalizzazione”. Ma quale? https://www.lavoce.info/archives/92502/fed-pronta-alla-normalizzazione-ma-quale/

    In questo articolo Emilio Carnevali (Northumbria University – Regno Unito) spiega come la situazione attuale degli USA sia assai diversa da quella prepandemica e porre freno all’inflazione sia diventato un obiettivo importante per la politica monetaria. Mostra quindi quali siano le prospettive di politica economica degli USA, prospettive di cui la BCE dovrà prima o poi tener conto

    Articolo 9

    The High Stakes of Rising Inflation

    https://www.project-syndicate.org/commentary/can-central-banks-cope-with-higher-inflation-by-otmar-issing-2021-11?utm_source=Project+Syndicate+Newsletter&utm_campaign=7a77f9f532-covid_newsletter_12_02_2021&utm_medium=email&utm_term=f9f532&mc_eid=3070b3647d0_73bad5b7d8-7a77f9f532-107382593&mc_cid=7a77

    In questo articolo Otar Issing (della Goete University, Frankfurt ed ex membro del c.d.a. della BCE) discute delle prospettive inflazionistiche negli USA e UE e delle prospettive della politica economica e monetaria nelle due aree

    Articolo 8. WORLD INEQUALITY REPORT 2022

    Summary_WorldInequalityReport2022_English.pdf

    Il testo al link indicato contiene l’Executive summary del World Inequality report 2022, elaborato dal World inequality lab. Contiene dati e grafici estremamente semplici e chiari che descrivono l’evoluzione ( a partire dal secolo scorso ) e lo stato attuale delle diseguaglianze di reddito e di ricchezza in singole aree del mondo, tra singole aree del mondo e di genere.

    E’ sicuramente un utile strumento didattico. Si tratta di un lavoro di una certa complessità e lunghezza, è corredato da molti dati e grafici, per altro indispensabili per valutare e capire la questione delle disuguaglianze in vari aspetti economici e sociali, quali il reddito, la ricchezza, il lavoro, le questioni di genere, l’ambiente. Il tema è attualissimo e i bellissimi grafici quasi parlano da soli nella loro chiarezza espositiva. Interessante e documentatissimo. Lo studio del testo, l’analisi dei dati e la comprensione dei grafici possono essere conclusi da una discussione nelle classi su eventuali proposte per modificare o meno e con quali strumenti economici e politici l’attuale situazione delle disuguaglianze.

    Articolo 7. Se torna l’inflazione, la Bce cambia politica

    Articolo 6. Monetary and Inflationary Traps https://www.project-syndicate.org/commentary/fed-inflation-policy-framework-has-become-a-trap-by-raghuram-rajan-2021-11?utm_source=Project+Syndicate+Newsletter&utm_campaign=eb241e6442-covid_newsletter_11_25_2021&utm_medium=email&utm_term=0_73bad5b7d8-eb241e6442-107382593&mc_cid=eb241e6442&mc_eid=3070b3647d

    Il primo articolo, il N. 6 è scritto da R. Rajan ( Chicago University ) e il secondo, il N. 7, da A. Baglioni ( Università Cattolica, Milano). Entrambi si riferiscono a un attualissimo problema: come uscire dalla “trappola” in cui si trova la politica monetaria, e quindi la politica economica e tutta l’economia mondiale. Il così detto quantitative easing, ossia la politica monetaria attuata dalla FED nel 2008/9, dalla BCE dopo il whatever it takes di Draghi nel 2012/13, e poi ancora dalla FED e BCE nel 2020/21, è stata attivata per superare gli effetti della crisi del 2008 e del 2020 per evitare una probabilissima disastrosa caduta dell’economia internazionale.

    Il quantitative easing consiste nell’acquisto da parte delle banche centrali di titoli, tra cui quelli del debito pubblico, a fronte del quale esse creano nuovi mezzi di pagamento ( liquidità ossia moneta ), che confluiscono al sistema delle banche e quindi al sistema economico, al netto della parte trattenuta dalle banche sotto forma di riserve. L’offerta di queste grandi quantità di moneta è stata accompagnata dalla diminuzione, fino all’azzeramento, dei tassi d’interesse. Il mercato monetario è dunque entrato e si è stabilizzato nella così detta “trappola della liquidità” di keynesiana memoria. Il basso tasso d’interessa favorisce il credito e quindi gli investimenti produttivi, ammesso ( e poco concesso ) che le imprese investano, ma alimentano anche i mercati finanziari ( soprattutto mercati azionari ) e/o l’inflazione. Se essa parte, come sta avvenendo anche per effetto di strozzature dell’offerta di cui racconta in articoli già pubblicati su questa Finestra, sorge il problema del come frenarla ( e porre anche un freno alla speculazione finanziaria ). Per frenare l’inflazione lo strumento appropriato è l’ aumento del tasso d’interesse. Le banche centrali dovrebbero vendere i titoli di cui dispongono e assorbire in tal modo parte della liquidità creata. Così facendo prima o poi un aumentano i tassi d’interesse e quindi il costo del debito pubblico e del credito delle banche al sistema produttivo e quindi la crescita. Sono ambedue effetti indesiderabili. Che fare allora ? Accettare l’inflazione o causare un freno alla crescita e all’occupazione, oltre che un maggior onere del debito pubblico ? E’ questo il dilemma,attualissimo, di cui trattano i due articoli qui indicati.

    Articolo 5. Metals Demand From Energy Transition May Top Current Global Supply, December 8, 2021. By Nico Valckx, Martin Stuermer, Dulani Seneviratne, and Ananthakrishnan Prasad

    https://content.govdelivery.com/accounts/USIMF/bulletins/2ffd8a7

    Interessante elaborato del IMF (International Monetary Fund), che affronta le difficoltà molto oggettive a realizzare la transizione ambientale. E che segnala che dall’oligopolio concentrato dei produttori di petrolio si passerà a quello ancor più concentrato riguardante i nuovi metalli: problemi di ogni genere in vista!

    Articolo attualissimo e di facile lettura, ben comprensibile a tutti gli studenti, descrive in modo accurato anche dal punto di vista statistico la situazione della ricerca e degli approvvigionamenti delle materie prime necessarie alla transizione ecologica. Vanno quindi sorvegliate le strozzature dal lato dell’offerta, che potrebbero costituire nei prossimi decenni questione prioritaria dell’economia mondiale..

    Articolo 4. Shrinking capitalism: Components of a new political economy paradigm. Firm, market, and country level factors may weigh on metals production under a net-zero scenario

    Gli autori – S.Bowles (Santa Fe Institute) e W.Carlin (University College London) – si chiedono come il capitalismo possa affrontare le nuove sfide che l’attuale contesto storico pone all’economia mondiale. Ne interpretano il funzionamento ed esaminano le politiche economiche poste in essere seguendo i tre principali “paradigmi” che si sono succeduti negli ultimi 150 anni (Liberismo classico, Keynesianesimo socialdemocratico, Neoliberismo), avendo presenti considerazioni economiche, etiche e istituzionali.

    Il saggio, che si consiglia di leggere e utilizzare nelle classi in modo accurato, offre suggerimenti su come sia possibile “riformare” il capitalismo affinché possa offrire una risposta ai nuovi problemi sul tappeto. E’ un articolo ad ampio spettro, utile per interpretare il passato e riflettere sul futuro dell’economia mondiale e sul ruolo delle istituzioni, dei mercati e della società civile. L’economia emerge dal saggio come una scienza problematica e mutevole, aperta all’interpretazione dei fatti e al cambiare delle idee.

    Articolo 3, The Choking of the Global Minotaur, 24 Novembre 2021: https://www.project-syndicate.org/commentary/us-supply-chain-coordination-problem-by-james-k-galbraith-2021-11?utm_source=Project+Syndicate+Newsletter&utm_campaign=26444461c3-sunday_newsletter_14_11_2021&utm_medium=email&utm_term=0_73bad5b7d8-26444461c3-107382593&mc_cid=26444461c3&mc_eid=3070b3647d

    L’autore è James K.Galbraith, prof. of Government University of Texas at Austin. E’ pubblicato sul sito project-syndacate.org. Spiega come le “strozzature” nell’offerta all’interno della “supply chain” globale, causa di forti aumenti dei prezzi, non siano determinati da inefficienze o da eccessi di domanda, ma dal fatto che la “supply chain” non prevedeva eventi come la pandemia.

    L’articolo è interessante perché mostra quanto sia rilevante il ruolo dell’organizzazione del lavoro, per collegare le dimensioni produttive, le forniture di materie prime e semilavorati, i trasporti e la logistica a livello internazionale. Il blocco dei trasporti marittimi internazionali (a causa della pandemia) e la successiva ripresa della produzione e dei trasporti al manifestarsi del rallentamento della diffusione del covid-19 hanno posto problemi inusuali, che andranno studiati per divenire consigli per il futuro dell’economia.

    Articolo 2, 20 Novembre 2021: Accounting for Climate Change

    https://www.project-syndicate.org/commentary/cop26-creation-of-international-sustainability-standards-board-climate-reporting-by-lucrezia-reichlin-2021-11

    Questo articolo è scritto da Lucrezia Reichlin ( Prof. of Economics, London Business School) per project-syndacate.org, (sito che raccoglie e diffonde opinioni su temi di attualità espresse in modo intellegibile da parte di persone molto qualificate a livello internazionale).

    La novità suggerita dalla Reichlin consiste nell’opportunità per le imprese di misurare, seguendo un modello internazionale standard, i costi ( potenzialmente da sostenere ) e i benefici ( che possono creare ) ambientali che possono influenzarne i loro bilanci. Tale valutazione sarebbe un importante strumento per misurarne il “valore economico” alla luce dell’impatto ambientale. E’ un passaggio necessario per indurre il mercato finanziario a tener conto delle esternalità determinate dall’ambiente, inserendo sia i maggiori profitti ricavabili ( ad es. una società che produce un disinquinante che avrà successo ) o costi ricavabili ( ad es.uso del carbone) all’interno dei valori d’azienda.

    Articolo 1, 16 Novembre 2021: Soaring Metal Prices May Delay Energy Transition

    https://content.govdelivery.com/accounts/USIMF/bulletins/2fb9a9d

    Questo breve articolo è tratto da un blog attivato dall’ IMF ( International Monetary Fund)

    Tratta dell’andamento dei prezzi di alcuni metalli essenziali per la produzione di beni afferenti alle nuove tecnologie, andamento che segnala l’esistenza di strozzature dal lato dell’offerta che possono essere all’origine di spinte inflazionistiche.

    L’articolo offre numerosi spunti di carattere micro e macro economico e anche di carattere aziendale relativamente alle problematiche della transizione verde e tecnologica, collegata all’obiettivo di zero-emissioni nel 2050. Le strozzature sul lato dell’offerta pongono problemi sul versante dell’organizzazione degli approvvigionamenti di rame, cobalto, nichel e litio, dei costi di produzione, e quindi potrebbero avere un impatto inflazionistico nei prossimi decenni. Alcuni grafici arricchiscono l’analisi dello scenario dei prezzi. Ma ogni previsione è fortemente aleatoria e dovrà essere sottoposta alla verifica degli effettivi andamenti economici nei prossimi decenni.

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