mercoledì 17 Luglio 2024
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    Economia nella seconda prova d’Esame di Stato (a cura del prof. Roberto Cariani)

    Proponiamo alcune riflessioni sulle seconde prove d’Esame di Stato con disciplina caratterizzante l’economia

    DIRITTO ED ECONOMIA POLITICA NEI LES

    La traccia proposta chiede ai candidati una riflessione su temi, quali la tutela della felicità pubblica e il benessere equo e solidale, che sono stati oggetto di dibattito nelle teorie economiche e nella definizione dei diritti fondamentali dell’uomo. Per affrontare il tema dovrebbe essere inoltre considerato anche il bagaglio culturale che emerge dallo studio della filosofia e scienze umane, che caratterizza la specificità del liceo economico e sociale. In questo modo gli spunti delle tracce proposte (Bruni, Zamagni e Rodotà) possono essere utilizzati in modo maggiormente efficace.

    Con questa impostazione, la premessa potrebbe partire da due considerazioni di fondo:

    – il limite rappresentato dalla misurazione del PIL come indicatore di benessere delle società e condizionato dalla teoria del valore proposta dalla teoria economica “ortodossa”; come pure, d’altro canto, l’importanza delle teorie liberiste per l’affermazione dei principali diritti di libertà e uguaglianza, che costituiscono la base delle società democratiche (oggi purtroppo minoritarie nel globo terrestre) nelle quali la felicità pubblica dovrebbe essere tutelata;

    – la riaffermazione che una teoria del valore non funziona, se non facciamo i conti con la possibile (o impossibile) convivenza tra il valore di scambio, rappresentato dal fatto che per calcolare il PIL moltiplichiamo le quantità di beni finali per i prezzi (per l’appunto, il valore di scambio) e il “valore d’esperienza” (rif Y. Varoufakis “E’ l’economia che cambia il mondo”), cioè l’esistenza di attività e “cose” che non sono rilevate dal mercato ma che sono fondamentali per definire il concetto di felicità.

    Per quanto riguarda il primo aspetto, nei manuali di economia pubblica di classe quinta si fa spesso riferimento a quanto studiato da Pareto, che trova una soluzione per misurare il benessere. I dati oggettivi per misurare questo aspetto sono le scelte di consumo e il reddito che serve per comprare i beni materiali che garantiscono il livello di benessere desiderato. Il consumo è, ancora oggi, il modo con il quale vengono “rivelate” le preferenze di ogni individuo, che dipendono dai gusti, dall’acquisto fino al limite di sazietà e hanno come vincoli il reddito e prezzi. In questo modo il consumatore, e per sommatoria tutti i consumatori della società, raggiungono la loro felicità. Da questo punto al PIL il passaggio è breve. Lo sviluppo della traccia potrebbe approfondire come viene calcolato il PIL e la sua definizione (tra l’altro è il primo dei quesiti della seconda parte della traccia).

    La traccia potrebbe continuare considerando i limiti della misurazione del PIL come misura della felicità pubblica. Si potrebbe citare il celeberrimo discorso di B. Kennedy (18 marzo 1968 alla Kansas University). In questa parte si farà riferimento, ad esempio, al fatto che non vengono considerati alcuni effetti negativi (o positivi) legati al consumo di certi beni, che non vengono considerate le cosiddette esternalità (anche qui si possono portare degli esempi), che paradossalmente il PIL contabilizza gli effetti dell’economia illegale o sommersa. Oppure che, se in un territorio accadono dei fenomeni naturali che distruggono beni fisici e naturali, cose e persone (e quindi i valori d’esperienza), gli interventi di riparazione e ripristino aumentano il valore del PIL. Fino ad arrivare alle considerazioni connesse agli effetti globali della crescente disuguaglianza economica o dei cambiamenti climatici.

    Riprendendo quindi il primo documento a disposizione (Bruni, Zamagni) si potrebbero citare esempi di come si è tentato di integrare, nel calcolo del PIL, altre misure che potessero rappresentare il benessere sociale. Sempre facendo riferimento ai contenuti degli studi del liceo economico e sociale, il caso italiano potrebbe essere portato come buona pratica. Dal 2016 ISTAT elabora gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES). Questi indicatori prendono in esame aspetti quali ad esempio gli effetti del livello di istruzione e della dispersione scolastica, il tema della parità di genere, gli indici di criminalità, la bassa natalità e il tasso di invecchiamento, gli indicatori sul lavoro e sulla gestione della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Tutti temi di stretta attualità e che hanno a che fare con i “valori d’esperienza” precedentemente citati. 

    Andrebbe inoltre riportato come il BES viene allegato al DEF (documento di economia e finanza) che orienta le politiche di bilancio del Governo. Se qualcuno volesse approfondire, questo passaggio non è banale, in quanto da un lato si ha a disposizione un documento (il BES) che mostra aspetti che il PIL non rende evidenti; dall’altro lato bisognerebbe che ai temi evidenziati seguissero gli interventi opportuni e conseguenti (attraverso le politiche economiche).

    A questo punto, se vogliamo tentare di far convivere i modi con i quali misuriamo il benessere la felicità pubblica (le teorie del valore), abbiamo bisogno di un sistema di regole definito che, come dice Rodotà nel secondo documento a disposizione, “superi la dimensione puramente redistributiva […] legando l’attuazione del diritto all’esistenza all’accesso a beni comuni”. Si potrebbe quindi partire dall’analisi di alcuni articoli della Costituzione italiana che ci aiutano a capire come questi temi siano oggi parte integrante dei nostri diritti fondamentali. Citando ad esempio l’art. 3 (uguaglianza), l’art. 9 riformato con la tutela dell’ambiente, biodiversità, ecosistemi e nell’interesse delle generazioni future, l’art. 41 (anche questo riformato, in quanto si afferma che la libera iniziativa economica “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”).

    Un approfondimento qui potrebbe essere fatto rispetto ai diritti oggetto di tutela, che oggi non possono più limitarsi a chi abita attualmente il pianeta, ma alle generazioni future che avranno il diritto di avere a disposizione le stesse risorse delle generazioni presenti. Con la conseguente introduzione di obblighi e doveri a carico delle generazioni presenti. Questo tema è oggetto di dibattito, perché da un lato la produzione normativa europea (a cui l’Italia riconosce nella Costituzione la possibilità di limitare la sovranità nazionale) impone crescenti vincoli allo svolgimento delle attività economiche e umane per garantire il mantenimento delle risorse alle generazioni future (ad esempio le norme sulla riduzione delle emissioni di gas serra, sulla limitazione dei prodotti dannosi per la salute e l’ambiente, sulla protezione della natura e biodiversità). Dall’altro lato c’è chi sostiene che queste norme limitano la produzione di ricchezza e il benessere sociale, richiedendo di allentare questi nuovi obblighi o doveri.

    E’ dall’evolversi di questo dibattito che dipende l’esistenza della vita umana, con dignità e libertà. Il dibattito può fornire elementi utili a fare sintesi dei concetti introdotti ad inizio di questo testo, sia del necessario cambiamento normativo, culturale e di prospettiva di chi governa la produzione della ricchezza (nell’interesse delle generazioni future), sia negli strumenti che permettano di offrire una misura del benessere che non siano solo il contorno (a volte ingombrante) del risultato della partita che appare nei tabelloni delle competizioni sportive, come dicono alla fine del primo documento Bruni e Zamagni. 

    ECONOMIA AZIENDALE NEGLI ITE

    La seconda prova negli ITE (AFM, SIA, RIM) ha assecondato le aspettative e ha richiesto di redigere il tradizionale bilancio con i dati a scelta: in forma abbreviata per SIA e RIM, in forma ordinaria per AFM il cui quadro orario prevede un monte ore di economia aziendale maggiore.

    I vincoli assegnati dalle diverse tracce sono stati rappresentanti da alcuni valori di bilancio e da operazioni sulle immobilizzazioni materiali finanziate in parte con un aumento di capitale sociale e in parte con il ricorso all’indebitamento.

    I punti hanno coperto buona parte del programma, anche se a sorpresa sono mancati gli indici, e hanno riguardato: il budget economico, il rendiconto finanziario, il BEP, il business plan, il reddito fiscale, alcune scritture in partita doppia ed elementi di commercio internazionale per il solo RIM.

    Nell’indirizzo turistico, la prova di Discipline Turistiche Aziendali ha richiesto la costruzione di un itinerario italiano per un gruppo di docenti inglesi di storia dell’arte. I punti a scelta hanno riguardato il full costing, il marketing territoriale, le scritture di assestamento.

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