domenica 11 Aprile 2021
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    A colloquio con Cesare Nistri, consulente finanziario indipendente

    Abbiamo chiesto a Cesare Nistri, consulente finanziario indipendente dello Studio Politi e Nistri di Milano, di rispondere ad alcune domande. Ecco cosa che ci ha detto.

    D. Come puoi descriverci le attuali politiche monetarie nell’UE e negli USA? La politica monetaria della BCE è stata davvero efficace per favorire la ripresa economica in Europa e in Italia? Quale il ruolo degli stati?

    R. L’ambito europeo, nonostante diversi distinguo, non differisce in realtà dagli USA e dal resto del mondo finanziario sugli aspetti dirimenti della crisi finanziaria: l’eccesso di debito che rende il sistema economico estremamente fragile. Le misure della BCE, come quelle della FED, costituite di fatto dalla massiccia “stampa di moneta” sono state necessarie per limitare l’effetto domino, non gestibile efficacemente dagli stati nazionali. In generale trovo errato la stampa di moneta come mezzo per la crescita economica, ma in questo caso il dentifricio era ormai uscito dal tubetto. Gli stati, laddove intervenuti, hanno accollato ai contribuenti i problemi del sistema finanziario. Se dunque lo stato italiano è dovuto intervenire poco, come credo, è una gran fortuna.

    D. Le obbligazioni subordinate sono capitale di prestito o capitale di rischio? In cosa consiste il bail-in? È un elemento di stabilità del sistema bancario?

    R. Le obbligazioni subordinate devono essere considerate capitale di rischio dal punto di vista pratico, soprattutto ora che gli stati, o meglio i contribuenti, non saranno più presenti in caso di salvataggio della banca. Il problema non è nella natura dello strumento, quanto nella scarsa conoscenza da parte del comune investitore circa il relativo profilo di rischio in fase di rimborso. Del resto qualsiasi analisi sulla solidità del sistema bancario o di un singolo istituto è mero esercizio di stile, laddove nella pratica l’unico comportamento corretto è quello di mantenere il saldo del conto al di sotto dei 100.000 Euro per singola banca e diversificare adeguatamente l’investimento in obbligazioni. Gli stessi “stress test” sul settore bancario adottati dalle autorità competenti si sono dimostrati inutili, in quanto non aiutano in alcun modo a predire la capacità di resistenza della banca di fronte ad eventi estremi. Il bail-in prevede la possibile perdita dell’investimento per azionisti e obbligazionisti in caso di dissesto finanziario della banca, senza alcun intervento da parte dello stato. Ritengo sia una scelta necessaria per evitare comportamenti tipici da “moral hazard” in cui soprattutto i banchieri e i loro azionisti prendono rischi sapendo di poter beneficiare dei profitti e di poter lasciare le eventuali perdite sulle spalle della collettività. Sarà tuttavia necessario un rapido cambio di mentalità nell’investitore non professionale che vede da sempre nella banca e nella sua presunta “sicurezza” una garanzia per i propri investimenti in azioni e obbligazioni della banca medesima. Del resto si tratta di un sentimento di “sicurezza” fatalmente inoculato dai bail-out di questi anni e da certe abitudini commerciali presenti allo sportello.

    D. In che modo e in che misura la cultura economica e finanziaria può migliorare gli impieghi finanziari dei risparmiatori? In quali aspetti migliorare la cultura finanziaria dei cittadini e nelle scuole?

    R. Se il rischio di crisi finanziarie è legato principalmente all’eccesso di debito nel sistema e alla conseguente facilità di contagio, la cultura finanziaria è importante per la difesa del singolo risparmiatore rispetto a un sano approccio del proprio portafoglio. Non si tratta tuttavia di fare miracoli in termini di preparazione. La scuola può essere fondamentale se sviluppa capacità pratiche rispetto a concetti tuttora poco masticati dai comuni risparmiatori: semplice calcolo di un montante finanziario, diversificazione degli investimenti, conoscenza degli strumenti finanziari di base e soprattutto elementi di finanza comportamentale (pressoché assente anche nelle facoltà universitarie di economia).

    A cura di Enrico Castrovilli, AEEE-Italia

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