La crescita economica e la tesi di Amartya Sen
a cura di Elide Sorrenti
Numerose
le tematiche che esprimono le specificità della crescita economica. Si tratta
di un fenomeno a lungo termine, in cui l'innovazione gioca un ruolo centrale e
determina un movimento complesso per la forte interazione tra le
variabili del sistema economico e sociale. Anche la sua misurabilità è
problematica in quanto comporta scelte tra
diversi indicatori e quindi differenti giudizi di valore sul fenomeno
ai fini di una comparabilità temporale e spaziale.
E'
tuttavia indubitabile come la crescita di lungo periodo conosciuta dai paesi
sviluppati si sia tradotta in un aumento considerevole del livello di vita
delle loro popolazioni anche se non sempre a questo ha corrisposto un aumento
di soddisfazione come dimostrano alcune inchieste.
Infatti,
in primo luogo l'aumento del livello di vita mantiene la gerarchia sociale e
genera una rincorsa da parte delle categorie meno favorite verso quei beni già
goduti dai ceti più ricchi, che ora spostano la loro attenzione verso altri
ritenuti più desiderabili.
Inoltre
la crescita della produzione e del livello di vita è accompagnata da
effetti negativi e da un certo degrado dei modelli di comportamento. La
concentrazione urbana, l'inquinamento,
la parcellizzazione dei modi di produzione hanno portato ad analizzare i costi
della crescita, del degrado ambientale auspicando da parte di alcuni autori,
durante gli anni Settanta, il modello "crescita zero". Altri invece
hanno cercato di dare un senso a questi sforzi produttivi, per riorientarli
verso una dimensione connotata
qualitativamente.
Uno
dei problemi più urgenti che si
pongono in questo contesto è quello della povertà e quindi del dislivello di
vita tra ricchi e poveri all'interno di una collettività e tra paesi
sviluppati e paesi sottosviluppati.
L'economista
Amartya Sen ha preso in considerazione la disparità tra persone e paesi e
quindi il problema della distribuzione. Analizza in particolare i meccanismi
di distribuzione del reddito attraverso il sistema del "welfare state"
all'interno dei paesi sviluppati. I concetti che qualificano la sua teoria
sono:
§
Povertà:
il termine povertà non è stato molto usato dal pensiero tradizionale ai fini
dell'analisi economica. L'equivalente potrebbe essere quello di scarsità, che
però assume piuttosto la connotazione di vincolo per le decisioni da prendere
nell'ambito della produzione o del consumo. E' stato invece molto usato nei
decenni precedenti a proposito di inchieste sulla situazione dei paesi
sottosviluppati, in particolare dalla Banca Mondiale, e, in seguito, con
l'accezione nuove povertà,
nell'ambito dei paesi più ricchi.
§
Capacità:
indica la capacità di un individuo di realizzare in modo soddisfacente dei
risultati(functionnings) con le risorse che ha a disposizione.
§
Funzionamenti:
indica ciò che l'individuo può fare o essere con le risorse e le capacità a
sua disposizione.
§
Well-being:
include anche la capacità di
ogni essere di realizzare coi mezzi a disposizione il benessere relativamente
alla propria condizione, mentre il termine welfare
esprime il background dei diritti e delle pretese nei confronti dello stato,
che avrebbe l'obbligo di garantire un minimo vitale a tutti i cittadini ed, in
particolare, a quelli più sfavoriti.
Povertà,
capacità, funzionamenti, welfare e well-being costituiscono un sistema
concettuale coerente in cui la realizzazione del soddisfacimento da parte di
un soggetto non è più una relazione diretta tra le caratteristiche dei beni
ed il possesso degli stessi, come ipotizzato dalla teoria tradizionale , ma
dipende da ciò che egli riesce a
fare o essere . Quindi il livello di well-being viene a dipendere dalle
capacità individuali di ottenere delle realizzazioni, ossia di trarre
beneficio dall'uso dei beni a disposizione. La povertà va intesa allora come
un insieme di funzionamenti o realizzazioni considerati come soglia minima al
disotto della quale a nessun membro di una data comunità deve essere permesso
di cadere.
Le
premesse economiche e sociali su cui si fondavano gli i modelli di welfare
sono profondamente mutate.
Gli
squilibri demografici, i fenomeni di immigrazione,la terziarizzazione del
sistema
economico,
i mutamenti nella struttura del mercato del lavoro, l'affermarsi del modello
famigliare monoparentale (tanto per citare alcuni dei fenomeni) hanno
modificato profondamente gli stili di vita e i bisogni delle persone. Ne è
derivata una richiesta crescente di servizi diversificati rispetto a quelli
del passato.Questa situazione, presente in quasi tutti gli stati sviluppati
dell'Occidente, ha messo in crisi i bilanci pubblici e la spesa previdenziale
ed assistenziale determinando grossi interrogativi circa il mantenimento del
sistema di sicurezza sociale.
Una
parte della ricerca economica si è indirizzata alla revisione delle teorie
esistenti e alla formulazione di nuovi paradigmi per analizzare adeguatamente
i fenomeni complessi delle disuguaglianze e delle povertà ed il problema di
ridurre il trade-off equità/efficienza a proposito degli interventi
redistributivi dello stato.
Nel
pensiero di Sen si tratta di trovare soluzioni che consentano di realizzare
per tutti i soggetti l'eguaglianza di accesso alle risorse e la libertà di
ottenere il soddisfacimento desiderato attraverso
la capacità di esercitare quei diritti considerati fondamentali
in quella data comunità.
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